Che differenza c’è tra una sceneggiatura, un racconto per bambini, un fumetto, un romanzo giallo o un’opera teatrale? Dal punto di vista dell’intreccio, nessuna. Cambierà la sintassi, la forma della scrittura, il lessico, ma non gli elementi strutturali di cui ci serviamo per raccontare una storia. 

Vincenzo Cerami, nei suoi Consigli a un giovane scrittore dichiara: “Sono usciti libri che parlano della scrittura letteraria o della sceneggiatura cinematografica, altri che studiano la drammaturgia teatrale, ma una visione generale che ponga sotto lo stesso ombrello i diversi modi di scrivere non mi è mai capitata sotto gli occhi. E se penso che i linguaggi creativi (tranne la poesia) hanno come dato comune la narrazione, appare francamente singolare.” 

Ecco, in questo volume, si è scelto di dare a quell’ombrello il nome di storytelling e di mostrare come la narrazione sia base comune a più generi e più linguaggi prima di tutto per la struttura del suo intreccio. 

In autori molto diversi, come Sepùlveda, Pitzorno, Moehringer, Zerocalcare, Alcott, Simenon, Čechov, Pirandello, Steinbeck, vissuti in epoche e contesti molto lontani tra loro, riusciremo a trovare tante analogie e qualche deviazione dalla norma. GIi intrecci si disegnano su medesimi percorsi e meccanismi. Interiorizzarli è quanto di meglio possiamo fare, da scrittori, per liberarcene e liberare l’ispirazione. 

Genere: saggio di scrittura

Consigliato per docenti di italiano e per aspiranti scrittori

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